Dimitri Vegas & Like Mike ft. Moguai “Mammoth”

Una delle canzone più famose House in questo periodo, diretta da uno dei DJ più famosi e pù bravi attualmente in circolazione. DIMITRI VEGAS.
Insieme a suo fratello con il nome d’ arte di “Like Mike” hanno composto “Mammoth”.

Buon ascolto.

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AMERICAN SNIPER

Chris Kyle è un giovane del Texas, cresciuto in una famiglia tradizionale, credente in Dio, amante della caccia, dei rodeo, della sua famiglia e della patria. Custodisce la tenace convinzione, trasmessagli dal padre, che al mondo esistano tre tipi di persone: i lupi, le pecore e i cani da pastore, gruppo quest’ultimo nel quale si riconosce. Chris si è infatti sempre distinto per un forte senso di giustizia e, dopo aver assistito in televisione gli Attentati dell’11 settembre 2001 , decide di arruolarsi nei Navy SEAL dopo essere stato tradito dalla sua ragazza mentre partecipava ad un rodeo.

Durante il durissimo addestramento Chris conosce la donna che diverrà sua moglie, Taya, e, distintosi per le sue doti da cecchino (che ha dimostrato sin da piccolo durante le battute di caccia col padre), viene inviato in missione in Iraq per proteggere i suoi commilitoni. Kyle diviene ben presto un mito grazie alle sue abilità, tanto da meritarsi il soprannome di “Leggenda”, mentre i miliziani iracheni lo ribattezzano Shaiṭān Al-Ramadi (“il diavolo di Ramadi”) e offrono una taglia di 180.000 dollari per la sua uccisione.

Chris si recherà in Iraq per ben quattro turni, consolidando la sua reputazione e aumentando il numero di vittime fino a diventare il cecchino più letale nella storia delle forze armate statunitensi, ma allontanandosi sempre di più dalla sua famiglia e dalla vita da civile: la fede incrollabile nella missione di proteggere i suoi compagni d’arme e il senso di colpa per non averli salvati tutti diventano infatti un handicap quando cerca di reinserirsi nella pacifica comunità dove abita con la sua famiglia.

Finalmente Kyle sembra trovare uno scopo alla propria vita civile, aiutando i reduci che, come lui, hanno vissuto momenti terribili nei diversi teatri di guerra dove gli Stati Uniti sono impegnati. Addestra al tiro persone con gravi menomazioni fisiche e ritrova la gioia di vivere con la moglie e i due figli che lo adorano. Poco dopo però Kyle viene ucciso senza apparente motivo, da un commilitone che soffre di disturbo post traumatico da stress, nel poligono di tiro dove lo stava addestrando. Il corteo funebre si trasforma in una parata cui partecipano migliaia di militari e civili.

 

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POKER

Il poker è uno dei principali e uno dei più conosciuti giochi d’azzardo nel mondo.
Ci sono vari tipi di modalità di gioco ,ma ovviamente la più nota è il Texas Holdem. Il gioco d’azzardo non è visto di buon occhio da molta gente,ma oggi nel mondo ci sono milioni di persone che praticano questo “hobby”.

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Il Migliore Film Dell’ Anno

 

Jordan Belfort è un broker cocainomane e nevrotico nella New York degli anni Novanta. Assunto dalla L.F. Rothschild il 19 ottobre del 1987 e iniziato alla ‘masturbazione’ finanziaria da Mark Hanna, yuppie di successo col vizio della cocaina e dell’onanismo, è digerito e rigettato da Wall Street lo stesso giorno in seguito al collasso del mercato. Ambizioso e famelico, risale la china e fonda la Stratton Oakmont, agenzia di brokeraggio che rapidamente gli assicura fortuna, denaro, donne, amici, nemici e (tanta) droga. Separato dalla prima moglie, troppo rigorista per reggere gli eccessi del consorte, Jordan corteggia e sposa in seconde nozze la bella Naomi, che non tarda a regalare due eredi al suo regno poggiato sull’estorsione criminale dell’alta finanza e la ricerca sfrenata del piacere. Ma ogni onda cavalcata ha il suo punto di rottura. Perduti moglie, amici e rotta di navigazione, Jordan si infrangerà contro se stesso, l’inchiesta dell’FBI e la dipendenza da una vita ‘tagliata’ con cocaina e morfina.
Alla fine di un film di Scorsese ci si convince ogni volta che non si possa andare più in là, che non ci sia più spazio per un’altra inquadratura dopo l’immersione subacquea de Le royaume des fées (Hugo Cabret), che non ci sia un altro sguardo ammissibile dopo gli occhi celesti di un orfano dietro agli orologi e aggrappati alle lancette che scandiscono l’unico tempo che può vivere. Poi vedi The Wolf of Wall Street, commedia nera e stupefacente senza redenzione, e ti accorgi che è possibile. Navy Seal del cinema, Martin Scorsese si spinge daccapo oltre e questa volta negli angoli oscuri dove vivono le cose (molto) cattive e dove ingaggia una battaglia ad alto volume con gli avvoltoi di Wall Street, immorali gangster ma socialmente più accettabili di un gangster.
Jordan Belfort, trader compulsivo impegnato a consumare (letteralmente) il mondo, è in fondo il fratello di quel bravo ragazzo di Henry Hill (Ray Liotta inGoodfellas), che proprio come lui non è frutto dell’immaginazione ed è materia prima su cui si edifica il film. Recitato in prima persona da Leonardo DiCaprio, imperiale nella performance e imperioso nel film, The Wolf of Wall Street afferra in piena e frontale autarchia un personaggio incontinente e talmente brillante che non smette di rilanciare e sperimentare i suoi limiti. Alla maniera del suo ‘eroe’ le immagini di Scorsese, brillanti e smaniose, sature e vuote, si rigenerano con la costanza di un moto perpetuo, svolgendo l’oscenità bestiale del mondo della finanza e proseguendo la sua analisi antropologica sull’avidità attraverso l’economia americana. Scrupoloso studioso di ambienti, di cui L’età dell’innocenza è il vertice incomparabile, Scorsese introduce in un’ouverture rapida e vorticosa l’universo degli operatori finanziari, un regno delirante e fuori controllo che fa fortuna a colpi di bluff e di transizioni più o meno legali, che pratica il piacere e il cinismo dentro un programma quotidiano di feste decadenti popolate da spogliarelliste, puttane, nani volanti e bestie da fiera. Un’orgia senza fine e senza altra ragione che perseverare nella perversione e nel vizio del denaro e della droga, il primo serve per ottenere la seconda. Così per ‘montare’ il toro furioso di Wall Street Jordan Belfort tira la cocaina, per restarci in equilibrio ingoia sedativi.
Se si vuole accedere nei luoghi di The Wolf of Wall Street è necessario seguire la ‘striscia’ bianca e mettere in conto la tachicardia, un’accelerazione di ritmo e un aumento della frequenza delle immagini, in cui non si può fare a meno di leggere l’esperienza psicotropa e autodistruttiva che ha segnato la vita del regista e lasciato un’impronta indelebile nel suo cinema. Una conoscenza estrema e febbrile della ‘materia’ che ha forgiato il suo stile, l’eccitabilità della macchina da presa, il montaggio vertiginoso e incalzante, le atmosfere paranoiche, quelle ansiogene e quelle insonni. Gli abusi degli anni Settanta poi hanno prodotto un’identificazione primaria tra il giovane Scorsese e Jordan Belfort, di cui l’autore coglie assai bene i comportamenti ossessivi e la grottesca esuberanza, figurando un personaggio irrecuperabile, che cavalca ininterrottamente una cresta isterica e amorale fino al punto di rottura, un’onda di trenta metri che lo inghiottirà senza inghiottirlo davvero mai. Perché Belfort, in cima al suo yacht o sul palco(scenico) del suo ufficio, è un eruttante ‘re del mondo’, di un serraglio di animali selvaggi e predatori. Lupo, leone (il logo della sua azienda e della sua immagine pubblica), toro (l’emblema di Wall Street), scimmie in stato di eccitazione permanente, ubriachi di potere e dipendenti da tutto. Scorsese non fa sconti, figuriamoci lezioni morali, per quelle rimandiamo a Oliver Stone e Michael Moore, rinunciando a qualsiasi forma di empatia col suo personaggio, escludendo la traccia sentimentale di Casinò, la storia di un ‘asso’ che costruisce un impero per offrirlo a sua moglie, e mettendo in scena niente altro che la pura e semplice ambizione di dilapidare il mondo senza scrupoli e senza rimpianti.
The Wolf of Wall Street è (anche) lo stand-up di un buffone, corruttibile e corrotto leader di una gang disfunzionale, da cui emerge l’ambizione smisurata del trader di Jonah Hill, grande improvvisatore e habitué della commedia ‘per adulti’ a cui Scorsese regala una delle sequenze più prodigiosamente oscene e fuori misura del film. Maître in materia di cinismo e profitto personale resta nondimeno Jordan Belfort, che il regista riduce a un verme paralizzato dall’abuso di una sostanza chimica, costretto a strisciare fino alla sua vettura, vittima di un’umiliazione che ha contribuito a creare. Un uomo impossibile da redimere che quando infine cade non ha che un’idea nella testa: ricominciare. Un imperatore moderno e wellesiano, che fallisce il successo ed è un fallito di successo, senza ‘Rosebud’, traumi infantili o segreti da scoprire. Oscillante tra picchi e crisi, ansiolitici ipnotici e droghe stimolanti, The Wolf of Wall Street agisce direttamente sulla chimica cerebrale dello spettatore, che rimane con una penna in mano e la rivelazione di qualcosa di mostruoso e appassionante sulla natura umana. Scorsese ripete la magia, questa volta nera e distruttiva.

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Ornithorhynchidae